ISTAT: mattone sempre più “bene rifugio” per gli italiani

Lo conferma l’ultima indagine rilasciata dall’ISTAT: il mattone resta il “bene rifugio” per eccellenza per gli italiani.

La ricchezza reale, ovvero il patrimonio non finanziario, si fonda ancora ampiamente sul mattone: “Nel 2016 – si legge in una nota – il valore dello stock di attività non finanziarie possedute dall’insieme dei settori istituzionali in Italia è pari a 9.561 miliardi di euro”.

E l’84%, precisa l’ISTAT, “è costituto da immobili”, abitazioni in primo luogo. Gli fa eco anche Repubblica.it (http://www.repubblica.it/economia/2018/02/01/news/istat_valore_case-187783887/).

Vediamo il dettaglio: oltre la metà del patrimonio (60%) è rappresentato dalle abitazioni, a seguire gli immobili residenziali (24.3%), poi altri beni a capitale fisso come impianti, macchinari, mezzi di trasporto, apparecchiature ICT, mobili, armamenti, software (9,3%).

Chiudono il cerchio le scorte, i magazzini (3,8%) e i terreni agricoli (2,6%).

Per quanto concerne la proprietà, le famiglie detengono il 65.9% del totale, 30% per le aziende e solo 5% per le pubbliche amministrazioni.

Il valore delle abitazioni è aumentato del 76% dal 2001 ad oggi: il dato certamente include il boom precedente la grande crisi (non solo immobiliare) che ha paralizzato per anni il mercato. Ed infatti è stato negativo l’andamento dal 2011 al 2016, periodo nel quale le abitazioni si sono deprezzate dell’8%.

Guardando ai prezzi, nel 2016 si è praticamente arrestata la caduta libera iniziata negli anni precedenti (solo -1.3%), anche se – ancora durante il terzo trimestre 2017 – l’indice è calato dello 0.8% rispetto al trimestre omologo dell’anno precedente.

Il calo dei prezzi delle abitazioni si evidenzia in maniera contestuale alla crescita dei volumi di compravendita per il settore residenziale, la cui ampiezza decresce però per il quinto trimestre consecutivo. Infatti, in base ai dati dell’Agenzia delle Entrate, nel terzo trimestre 2017 il numero di unità immobiliari residenziali scambiate è aumentata dell’1,5% rispetto al medesimo trimestre del 2016, facendo registrare così il tasso di crescita tendenziale più basso dal secondo trimestre 2015 e dopo il picco del secondo trimestre del 2016 quando toccò +23,2%.

Il Financial Times spiega che l’Italia è l’unico paese europeo in cui il prezzo delle case continua a diminuire (-23% aggregato dal 2007, anno dell’inizio della crisi). E se comprare casa forse conviene (http://www.vivoqui.it/magazine/mercato-immobiliare/comprare-casa-conviene/), questo non è un buon segnale per il mercato in generale.

L’edilizia in Italia ha praticamente dimezzato il suo giro d’affari: nel 2016, il 4,4% delle imprese edilizie ha chiuso i battenti, contro il 5,5% del 2013 e il 2,6% dell’intero settore industriale nazionale.

Alla luce dei dati forniti, è evidente che occorra un approccio diverso. Sia a livello macroeconomico, che dal punto di vista della comunicazione e del marketing immobiliare. I segnali di risveglio vanno evidenziati e alimentati, ma nel quadro di un processo sistemico di innovazione e rinnovamento.

Noi di Vivoqui ci siamo.